Da recenti analisi sui dati Cedefop sulle competenze dei lavoratori, sembra che entro il 2020, circa il 18% delle posizioni lavorative in ambito ICT saranno vacanti: l’accelerazione tecnologica sta portando alla nascita implicita di nuove professioni attorno al mondo digitale e tecnologico, con un focus verso intelligenza artificiale, big data e cyber security.

Tempo fa avevamo già parlato del mismatch che recentemente InTribe ha ripreso spiegando che le persone in cerca di lavoro spesso non sono in grado di rispondere ai requisiti e alle competenze tecnologiche e digitali necessarie alle aziende.
Spesso si confonde il concetto di nativo digitale con quello di competente digitale ma ancora una volta ci vengono in aiuto le statistiche CE: analizzando un campione di persone tra i 25 e i 34 anni, nel 2016, è emerso che solo il 41% è in grado di utilizzare un foglio di calcolo e solo il 29% riesce a compiere operazioni avanzate con esso.
Se il discorso si sposta alle aziende, il 15% hanno dichiarato di non essere riuscite a creare il proprio sito web autonomamente e di queste, il 90% circa ha faticato a reperire sul mercato risorse competenti in termini di progettazione e design.

I cambiamenti delle competenze nelle professioni tradizionali

La trasformazione tecnologica, come già accennato, è ormai un dato di fatto innegabile che, entro dieci anni, diventerà la chiave evolutiva per molti dei lavori esistenti definiti tradizionali: nel settore agricolo ad esempio, si stanno installando sensori per il monitoraggio del terreno, delle condizioni climatiche e della crescita delle piante che permetteranno all’agricoltore di gestire l’intero processo lavorativo da remoto.

Lauree STEM e STEAM

I due acronimi nel titolo del paragrafo stanno a significare l’ambiente universitario e i titoli di studio del futuro:

  • STEM: Science, Technology, Engineering and Match
  • STEAM: Science, Technology, Engineering Arts and Match

Le competenze umanistiche e quelle scientifiche sono entrambe fondamentali per creare interdisciplinarità tra la corretta applicazione del concetto digitale e le nuove tecnologie che ne diventeranno soggette in ogni ambito.

Le aziende stesse devono capire che l’innovazione repentina porta ogni operatore a dover essere costantemente aggiornato (lifelong learning); la formazione diventerà quindi un asset strategico che garantirà la competitività aziendale. Smettere di imparare significa precludersi l’opportunità di evolvere insieme al mercato fino a restarne esclusi.


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