Facebook è il social più usato dagli italiani anche dopo l’avvento di Twitter, Snapchat &Co. e nemmeno il ciclone della privacy e della fuga di dati sembra aver spaventato il suo amministratore delegato.
Se infatti, le immagini e i filtri di Instagram rendono il mondo un posto migliore, il social di Mark Zuckerberg copre una fascia di utenza dai tredici agli ottanta e oltre, per un totale di circa 30 milioni di persone solo in Italia.

Dopo esser stato apparentemente raggirato però, vediamo cosa succederà al social dal pollice in su; qualche settimana fa infatti, l’utilizzo di alcuni dati personali da parte di un’azienda esterna che, come molte altre, si appoggiava a Facebook, sembrano essere stati utilizzati al fine di condizionare le scelte elettorali, ma andiamo con ordine.

Quanti italiani usano Facebook?

La risposta è circa 30 milioni di età variabile; al contrario degli albori infatti, ora il 56% degli utenti superano i 56 anni mentre i più giovani sperimentano anche altri social network.
Altro dato interessante sono le 14 ore in media mensili (dilazionate in step da circa 10 minuti l’uno – dati Audiweb) che ogni persona passa a vedere la home e a interagire con il resto del mondo sulla piattaforma.

Vista la vicenda di Cambridge Analytica, com’è cambiato il modo di fare politica dall’avvento dei social network ad oggi?

Nel tempo, Facebook è diventato un palcoscenico davvero interessante per i gruppi politici che attraverso un conscio utilizzo del media, sono in grado di raggiungere in modo diretto e senza filtri, una fetta sempre più grande di potenziali elettori. Facebook diventa quindi un palinsesto, una pagina sulla quale iniziare un dibattito, scambiare opinioni, capire a fondo il terreno di gioco prima del voto e trasformare i followers in un mezzo propagandistico.

Gli utenti spesso ricorrono a Facebook per recuperare informazioni e restare aggiornati con quello che accade sempre più velocemente nel mondo reale; la televisione è roba da vecchi come lo sono i giornali e le radio che non trasmettano musica a tutta banda.
Ovviamente questo sistema nasconde dei lati oscuri; data la velocità di somministrazione dell’informazione, un vero e proprio battito di bacheca, quest’ultima rischia di apparire superficiale e non sempre veritiera, ma questo l’utente medio lo dovrebbe sapere, no?!

E i dati personali?

Innanzitutto è bene ricordare che l’appropriazione dei dati personali non è avvenuta in modo del tutto illecito: fino al 2014 infatti, il social network permetteva alle aziende di acquisire i dati degli utenti tramite app di terze parti, si pensi ad esempio ad Amazon e alla stessa Google.

Tali dati venivano utilizzati sotto specifica concessione dell’utente…chi le legge più le note a piè pagina!

L’inconsapevole consapevolezza dell’utente medio

Quando un utente utilizza un’app o scarica un gioco, crea un collegamento tra se stesso e l’azienda produttrice che a sua volta è in contatto con altre aziende pronte a recuperare e sfruttare quei dati a fini commerciali. Facebook non vende direttamente dati personali ma ne consentiva l’utilizzo ad aziende terze che in questo modo potevano profilare gli utenti per inviare loro materiale commerciale o propagandistico ad hoc.
Ciò che ha scosso un po’ tutti è stato vedere Mark Zuckerberg correre ai ripari perché, se si spaventa lui, si spaventano miliardi di persone in tutto il mondo.

Quali soluzioni potrebbero esserci al riguardo, sicuramente una maggior consapevolezza delle autorizzazioni date da parte degli utenti.

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Fonte: Sputnik Italia