Ultimamente abbiamo trattato parecchio i temi di content marketing e dell’importanza di avere a disposizione professionisti preparati a ciò che andranno a fare per evitare problemi.

In questo articolo cercheremo di capire nello specifico di cosa si tratta e perché le aziende sono sempre più interessate ad implementarlo.

Content marketing – questo sconosciuto

Secondo la definizione classica del CM Institute, il content marketing è una tecnica volta a creare e distribuire contenuti pertinenti e di valore per attrarre, acquisire e coinvolgere un determinato target al fine di guidare i clienti verso una conversione proficua agli obiettivi economici dell’azienda…

In sintesi quindi è un modo per attrarre nuovi clienti tramite un contenuto d’effetto con lo scopo di convertire gli utenti in compratori di un determinato prodotto servizio

Sia che si tratti di un’azienda B2B, sia che si tratti di una B2C, il content marketing si è sempre dimostrato un valido metodo per aumentare la propria brand awareness e, di conseguenza, l’engagement prodotto dai contenuti e la reputazione ad essa connessi.

Bill Gates aveva visto cose…

Content is the King è la frase di Bill Gates che ogni addetto ai lavori dovrebbe avere tatuata da qualche parte. I contenuti di qualità sul web hanno il potere di migliorare l’immagine dell’autore e conferire autorevolezza al brand che verrà indicizzato in modo più specifico dai motori di ricerca.

Ma non finisce qui, i contenuti hanno anche un altro grande valore: chi li riceve può infatti decidere di leggerli o meno e questo è un dato importante per l’azienda perché rimandano contatti qualificati ai quali inviare successivamente materiale specifico e mirato sulle iniziative e le promozioni aziendali.

Quali sono i contenuti di qualità?

I contenuti di qualità si diversificano da quelli di basso livello perché educano, ispirano e convincono i lettori mentre cercano di trasformarli in clienti. Per questo motivo è necessario affidarsi ad esperti in grado di leggere le problematiche degli utenti per aiutarli a risolverle.

Un altro aspetto importante della redazione dei contenuti è la possibilità di creare fidelizzazione; nessun utente infatti sarà mai disposto a fornire i propri dati gratuitamente o in cambio di una semplice brochure ma sarà necessario dargli in cambio qualcosa di davvero utile alle sue esigenze.

Che senso ha fare content marketing?

Per rispondere a questa domanda è necessario fare un passo indietro e analizzare il momento storico attuale dal punto di vista del marketing.

Le tecniche tradizionali non funzionano più, sono cambiate le persone e sono cambiati i tempi di fruizione delle proposte: le email sono inondate di messaggi pubblicitari e spam di ogni tipo e in ogni formato per adattarsi al meglio al device sul quale verranno visualizzati.

Quando è presente una così grande stimolazione sensoriale, nella mente delle persone si crea l’effetto contrario a quello ricercato, ossia la totale indifferenza. L’attenzione cala e si creano barriere fisiche (black list) e virtuali (blocchi online) per evitare spam.

Il processo d’acquisto nel 2018 viene ormai condotto in autonomia grazie alle comparazioni sul web e alle recensioni reperibili con facilità su forum e canali di vario tipo; la domanda da porsi quindi è come si diventa uno di quei canali?

Come si diventa uno di quei canali?

Innanzitutto bisogna dividere le strategie di content marketing indirizzate alle aziende che si occupano di B2B da quelle per le aziende B2C.

Le prime infatti si rivolgono ad altre aziende mentre le B2C offrono beni e servizi direttamente al consumatore finale. Il contenuto quindi varia in base al target sia per il linguaggio utilizzato sia per le forme di erogazione e fruizione.

Quando si vuole entrare in uno dei canali preferenziali dei consumatori, il primo passo è l’awareness, ossia la conoscenza del brand ponendosi come obiettivo la creazione di contatti utili (lead generation), di buyers veramente interessati ai prodotti servizi proposti; come si fa? Rispondendo ai bisogni dei potenziali clienti accreditandosi come leader di settore.

Creare una buona web reputation è come lanciare un sasso nello stagno, bisogna fare in modo che le increspature dell’acqua siano sempre più ampie e durature e questo è possibile grazie all’engagement, al coinvolgimento dell’audience per creare conversioni, commenti, etc.

Se nei confronti delle aziende B2B la strategia punta soprattutto sulla creazione di una forte reputazione, nel caso del B2C invece, il piano editoriale dovrà puntare su qualcosa di più emotivo che fidelizzi l’utente e lo porti sempre più vicino secondo alcuni step: iscrizione a newsletter, like e follow sulle pagine social e via scrivendo.

L’ingrediente segreto

Come abbiamo accennato poco fa, il consumatore contemporaneo ha imparato ad informarsi in totale autonomia sui prodotti e sulle aziende e sempre più spesso trova invasivo e inutile il materiale con il quale entra in contatto durante la navigazione.

Ma quindi come si fa ad attirare l’attenzione senza farsi notare?

Ad aiutare il povero social media manager arriva l’inbound marketing che, grazie alla creazione di contenuti utili e rilevanti visualizzabili dal cliente al momento in cui effettua la ricerca online riescono ad avvicinarlo e a condurlo sul proprio uscio.

Le modalità sono varie e spaziano a seconda della piattaforma; dall’articolo sul blog come quello che state leggendo ora, alle guide scaricabili, alle immagini e ai video sempre più presenti nel panorama internazionale.

Concludiamo questo primo articolo rimarcando ancora una volta l’importanza dei contenuti online per generare risultati interessanti lato business. Ovviamente il content marketing è solo un pezzo del puzzle da inserire in un contesto più ampio fatto da un sito web ottimizzato e responsive, una gestione social accurata ed accorta, un monitoring delle analitiche e via scrivendo.


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