Da una recente indagine è emerso che la metà del tempo passato su internet viene risucchiato dai social network (il 70% degli intervistati vi trascorre più di tre ore mentre il 32% più di cinque).

La ricerca, in realtà, non serviva a verificare quando vengono scrollate le bacheche di Facebook e soci, ma piuttosto a evidenziare il livello di fiducia degli italiani rispetto ai contenuti che su di esse vengono condivisi.

L’87% circa degli intervistati infatti, sembra non essere in grado di riconoscere una notizia falsa e, di conseguenza, non si fida di quello che legge online.

Se si pensa alla quantità di informazioni che ormai vengono lette sul web, questo dato non è da sottovalutare, soprattutto se:

  • il 78% non sa distinguere pagine Facebook e siti che diffondono notizie false.
  • quasi l’88% ritiene professionali e attendibili le informazioni della rete.

Esatto, non avete letto male, esiste una discrepanza contraddittoria legata alla rimodulazione delle facoltà mentali delle persone come la capacità di elaborare pensieri profondi, la soglia di attenzione e la memoria; il 70% degli italiani registra e memorizza informazioni utili sul telefono e questo può portare a

  • overdose da web
  • stati d’ansia
  • insonnia
  • confusione
  • frustrazione
  • dolori di stomaco
  • mal di testa
  • dimenticanze

I social network diminuiscono le facoltà analitiche

Secondo uno dei ricercatori, questi dati sono inquietanti perché le persone vanno via via perdendo le capacità critiche della realtà e, di conseguenza, degli strumenti di difesa necessari per non distorcerla.

Il marketing è ovunque, e questo non è un segreto, ma fino a che punto siamo in grado di riconoscere la realtà quando questa viene deviata?

La conclusione momentanea di questa ricerca potrebbe essere la necessità di una formazione mirata partendo dalle scuole primarie fino all’università in modo che le nuove generazioni dispongano di una coscienza critica forte, in grado difenderle dalle insidiose fake news.


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