Realtà Virtuale? Non è soltanto un gioco per ragazzi!

 

Come l’uso della Virtual Reality può venire in aiuto a persone affette da forme di demenza

 

Nel corso degli anni la Realtà Virtuale (VR) non si è limitata soltanto al campo videoludico; si sta dimostrando infatti piuttosto preziosa anche nel campo della medicina.

In America è già stata utilizzata con successo per addestrare medici ad eseguire delicate procedure: le simulazioni hanno aiutato a rafforzare il processo decisionale e il monitoraggio dei pazienti.

Di recente si è poi scoperto che i suoi benefici possono rivelarsi preziosi anche per pazienti con disturbi dell’umore, PTSD, fobie, ansia e schizofrenia. La tecnologia VR consente loro di entrare a contatto con ambienti che potrebbero aiutarli nell’alleviare i sintomi, fungendo anche da strategia di coping.

Secondo una ricerca del Dr. Jim Ang e dell’Università del Kent, tali benefici della Virtual Reality si possono estendere anche a pazienti con demenza senile.

Lo studio, condotto presso la clinica di St. Andrew’s a Northampton, ha coinvolto otto pazienti (di età compresa tra 41 e 88 anni) affetti da morbo di Alzheimer e morbo di Huntington.

Il team di ricercatori ha fornito a ciascun paziente un visore VR. Tramite l’uso del visore, il gruppo di pazienti ha potuto così visitare  uno dei cinque ambienti virtuali proposti: una cattedrale, una foresta, una spiaggia abbiosa, una spiaggia rocciosa e una scena di campagna. Ogni paziente è stato poi sottoposto a 16 sessioni monitorate.

Un paziente è rimasto così colpito dall’esperimento, da essere spronato a dipingere una spiaggia nelle settimane successive.

Grazie a questo studio si è quindi scoperto che la VR è stata in grado di aiutare i pazienti a recuperare vecchi ricordi, incorporando però nuovi stimoli. A causa delle precarie condizioni di salute della maggior parte delle persone analizzate, sarebbe stato molto più difficile eseguire una ricerca di questo tipo in un ambiente esterno, senza VR.

La capacità di stimolare e accedere a vecchi ricordi non solo ha migliorato l’umore del paziente, ma è servito al personale della clinica come aiuto in più per ricostruire i tasselli delle loro vite negli anni precedenti alla malattia, aiutando quindi a fornire un livello più profondo di interazione sociale.

Anche se il Dr. Ang e i suoi colleghi ritengono che sia comunque necessario effettuare uno studio più approfondito sull’argomento, nutrono buone speranze che i dati che hanno raccolto finora indichino il fatto che la VR potrebbe giocare un ruolo importante nella riabilitazione di coloro a cui è stata diagnosticata una forma di demenza:

“La realtà virtuale può chiaramente avere benefici positivi per i pazienti con demenza, per le loro famiglie e per gli operatori sanitari. Può fornire una qualità della vita più ricca e soddisfacente di quanto non sarebbe altrimenti possibile”, ha affermato Ang in un comunicato stampa.

I continui perfezionamenti della tecnologia VR, in particolare la capacità di produrre video VR a 360 gradi, possono inoltre consentire la personalizzazione degli ambienti a seconda del paziente.

Il miglioramento della qualità della vita per le persone con demenza non è comunque un dato da sottovalutare. Si stima che a quasi la metà dei pazienti con disturbi cognitivi come la demenza, venga diagnosticata la depressione. Episodi depressivi possono portare non solo ad un ulteriore declino cognitivo, ma anche al ritiro sociale e all’isolamento.

Anche raccogliere informazioni da persone con demenza, per comprenderne meglio il declino nel riconoscimento visivo e spaziale, può essere effettivamente più semplice attraverso l’uso di alcuni videogiochi specifici in realtà virtuale.

Nel 2016, la società di gioco Glitchers, insieme ai ricercatori dell’Università dell’East Anglia, dell’University College di Londra e dell’Alzheimers UK, hanno utilizzato i dati raccolti dal videogioco Sea Hero Quest per valutare le capacità di movimento e comprendere meglio tali deficit in pazienti con malattia di Alzheimer.

Attraverso oltre 4 milioni di download del gioco, i ricercatori sono stati in grado di raccogliere ed elaborare dati che aiuteranno a comprendere meglio come, l’uso di punti di riferimento, potrebbe aiutare a migliorare la deambulazione per le persone affette da demenza.

Misurare il declino delle capacità di movimento è importante perché i deficit psicomotori si verificano in genere 10-15 anni prima che inizino a svilupparsi problemi di memoria.

Sfruttare il potere della realtà virtuale, insieme ai continui progressi nella terapia, può aiutare a migliorare la qualità della vita per i quasi 75 milioni di persone in tutto il mondo che si stima siano a rischio di sviluppare il morbo di Alzheimer entro il 2030.

(Fonte: Forbes. https://www.forbes.com/sites/robertglatter/2019/05/09/how-virtual-reality-can-improve-the-quality-of-life-for-people-with-dementia/#470fe17c7f1c)

 

©Formati e Occupati

 

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